Apro gli occhi. È già mattina ed il cielo è incredibilmente limpido.
Mi sento bene, sorrido e penso alla giornata che mi aspetta, poi scendo dal letto e vado in bagno a mettere fine a quest’inutile erezione.
Ripenso al sogno che ho fatto.
Eravamo Zoe ed io, seduti su due poltrone a chiacchierare, su un romantico terrazzino con di fronte una splendida baia. Non ho riconosciuto il posto, ma era senza dubbio il mediterraneo.
La baia era incredibile, raccolta e decorata da tantissime luci calde, mentre nella strada sottostante c’erano bar affollati e persone che passeggiavano sul lungomare.
Zoe ed io parlavamo, ma nel sogno non sentivo nulla, vedevo solo lei che muoveva la bocca davanti a me, sorrideva e sorseggiava, di tanto in tanto, la birra.
Mi sentivo bene, c’era caldo, c’era il mare, c’era Zoe e tutto era ovattato.
Poi all’improvviso fu come se mi risucchiassero via il cotone dalle orecchie, i suoni e i rumori arrivarono e tutto sembrò reale. Mi guardai intorno. La baia era sempre splendida, ma le luci erano scomparse, i bar tutti chiusi e il lungomare deserto. C’eravamo solo noi due, il rumore della risacca del mare e la luna ad illuminare il terrazzino e i nostri occhi.
“vedi Alex” disse Zoe “l’unica cosa che davvero vorrei è poter morire viva e fiera di tutto quello che ho fatto… non posso fare altrimenti che vivere ogni giorno cercando di fare cose di cui poter essere orgogliosa, indipendentemente dal fatto di poter lasciare un segno, dell’essere ricordata, di dare alla mia esistenza uno scopo superiore. Chi decide il valore e il merito? Noi siamo due persone qualunque, due insignificanti esseri tra miliardi di altri esseri, come diresti tu, ma siamo qui, io con te e tu con me, seduti su questo terrazzino, a goderci questa meravigliosa notte in riva al mare, sotto questa luna e queste sorprendenti stelle. L’universo è sopra di noi, l’universo è intorno a noi, l’universo è in noi. Siamo parte dell’universo, siamo parte dell’infinito. È splendido e vale la pena di essere vissuto fino in fondo”
Rimasi in silenzio, a guardala negl’occhi.
“molla l’attimo Alex… e cogli l’infinito” poi sorrise.
Mi alzai, la presi per mano, e la portai oltre la porta finestra. Ci ritrovammo in un’immensa camera con un grande letto al centro. Tirai Zoe verso di me e la baciai. Subito fu un bacio delicato e lento, quasi timido ma senza imbarazzi. Le labbra si sfiorarono e poi si aprirono e le lingue si accarezzarono. Ci baciammo per un po’ così ma presto tutto accelerò e ci ritrovammo avvinghiati, con le bocche incollate l’una all’altra, così incollate che era come se non ci bastasse e volessimo sempre di più, io respiravo lei e lei respirava me, le nostre anime si stavano accoppiando. All’improvviso ci ritrovammo nudi sul letto. Mi staccai dalla sua bocca, chiusi gli occhi e scesi lungo il suo corpo e alla fine mi ritrovai in mezzo alle sue gambe. Le leccai l’inguine e poi mi avvicinai a quel suo fiore prezioso. Era come un bocciolo di rosa ricoperto dalla rugiada mattutina, lo baciai e lui si schiuse in tutto il suo splendore.
Sapeva di buono.
Poi riaprii gli occhi e mi ritrovai solo nel letto di un hotel a Dresda. Lunedì 20 dicembre.
Mi sembra ancora tutto così reale, come se Zoe ed io avessimo davvero passato la notte assieme. Mi risuonano nella mente le sue parole e lo stomaco è ancora in subbuglio per quello che avvenne dopo.
Cerco di non pensarci troppo, butto tutti i miei vestiti nella borsa e scendo per saldare il conto e partire.
Il freddo è pungente, ma con il sole in faccia è tutta un’altra cosa. Salgo in macchina, accendo il motore e guardo la strada davanti a me.
Testa: si torna a casa, tutto d’un fiato, senza soste.
Croce: vado a Berlino, vado da Zoe.
Prendo la monetina e la lancio. Rotea nell’aria, rimbalza contro al tettuccio e mi ricade in mano. Senza guardare la giro e la batto sul dorso dell’altra mano, poi, lentamente, la scopro. Trattengo il respiro.
Testa.
Metto la prima e parto.
Si va a Berlino.